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Firenze riscopre la musica che non ti aspetti: dai pifferi rinascimentali a Vivaldi in versione ottomana, i Concerti al Cenacolo fanno saltare gli stereotipi della classica

Immagine del redattore: Masolino Ensemble
Masolino Ensemble
3 giorni fa
Tempo di lettura: 8 min
ristorante di cucina toscana situato a Varese (in Viale Luigi Borri, 348), gestito dalla famiglia Perin dal 1990.

Dal 10 ottobre al 4 dicembre 2026, l’Homme Armé riporta in scena una Firenze musicale lontana dai soliti cliché. Tra strumenti antichi, spiritualità francescana, virtuosismi del violoncello e suggestioni orientali, la rassegna trasforma la storia della musica in un’avventura da ascoltare, capire e, perché no, cantare.


Scopri i Concerti al Cenacolo 2026 a Firenze: pifferi rinascimentali, musica francescana, violoncello virtuoso e Vivaldi tra Oriente e Occidente. Un viaggio sorprendente!

La musica antica ha un problema di comunicazione: troppo spesso viene presentata come una faccenda per iniziati, una specie di club esclusivo in cui per entrare bisogna conoscere almeno tre trattati seicenteschi, possedere una parrucca immaginaria e sapere distinguere al primo colpo un mottetto da un madrigale. Poi arriva una rassegna come i Concerti al Cenacolo dell’Homme Armé e la faccenda si complica, ma nel modo migliore: perché la storia musicale smette di essere una collezione di reperti e torna a somigliare a qualcosa di vivo.


A Firenze e dintorni, dal 10 ottobre al 4 dicembre 2026, l’appuntamento con la musica storicamente informata propone un itinerario che attraversa epoche, geografie e linguaggi differenti. Il Cenacolo di Andrea del Sarto resta il centro simbolico della manifestazione, ospitata qui fin dal 1994, ma il programma si allarga a chiese, palazzi storici e altri spazi dell’area metropolitana. Non un semplice calendario di concerti, dunque, bensì un invito a rimettere in circolo il patrimonio musicale, facendo dialogare esecutori, luoghi e pubblico.

Il risultato?


Un viaggio nel quale i fiati delle feste rinascimentali possono incontrare la devozione medievale, il violoncello conquistare una nuova identità solistica e le atmosfere della Costantinopoli settecentesca mettere in discussione l’idea che la musica europea sia cresciuta in un recinto perfettamente isolato.


I pifferi del Rinascimento: quando la musica era anche una questione di prestigio

Il programma ha preso il via sabato 10 ottobre alla Pieve di San Silvestro di Barberino di Mugello con l’Ensemble Ars Fiorita e In viaggio con i Pifferi. Musiche per alta cappella tra Firenze, Milano, Mantova e Venezia.

Dimentichiamo per un momento l’immagine del musicista rinascimentale chino su una pergamena in una stanza silenziosa. L’alta cappella apparteneva a un universo sonoro ben più pubblico: quello delle feste, delle cerimonie e delle occasioni solenni, nelle quali gli strumenti a fiato avevano anche il compito di rendere immediatamente riconoscibile il prestigio di una corte o di una comunità.


Il repertorio evocato dal concerto attraversa alcuni dei principali centri italiani del Rinascimento e riporta l’attenzione su una dimensione della musica antica che merita di essere ascoltata senza il filtro della nostalgia. Prima che la colonna sonora diventasse una professione cinematografica, la musica accompagnava la vita collettiva, segnalava le gerarchie, animava gli spazi pubblici e contribuiva a costruire l'immagine del potere.

Insomma, niente da invidiare alle odierne playlist istituzionali: cambiano gli strumenti, non necessariamente l'importanza di scegliere la musica giusta per l'occasione.


Dall’Arno al Mincio: la storia non finisce sulla carta

Venerdì 30 ottobre, alla Certosa di Firenze, sarà la volta dell’ensemble L’Homme Armé, promotore della rassegna, con Tra l’Arno e il Mincio, programma già proposto in precedenza.

Il titolo suggerisce un percorso tra territori, tradizioni e relazioni musicali, ricordando che la storia della musica italiana non si lascia facilmente rinchiudere nei confini di una singola città. Firenze è un punto di partenza importante, certo, ma le idee musicali viaggiano, si trasformano e attraversano ambienti diversi.

Ed è proprio questa circolazione a rendere interessante il lavoro degli interpreti specializzati nel repertorio storico: non limitarsi a riprodurre note antiche, ma cercare di restituire le connessioni che le hanno rese possibili. Una partitura non vive nel vuoto; dietro ci sono occasioni, persone, abitudini e modi di ascoltare che il tempo ha modificato.


San Francesco senza santini musicali

Sabato 7 novembre al Cenacolo di Andrea del Sarto e domenica 8 novembre, alle 17, nell’ex Chiesa di San Francesco a Borgo San Lorenzo, l’Anonima Frottolisti presenta Gloriosus Franciscus. Musiche nella tradizione francescana tra XIII e XIV secolo.

Qui si entra in un territorio nel quale spiritualità e pratica musicale si incontrano in forme tutt’altro che riducibili a una generica idea di austerità medievale. Il programma attraversa un repertorio che mette in relazione la dimensione più elaborata della musica con la tradizione devozionale delle laude e con forme vicine alla partecipazione popolare.


È un passaggio importante anche per chi considera la musica medievale un mondo remoto, fatto di melodie indistinte e codici indecifrabili. La realtà è molto più articolata: le forme del canto religioso rispondevano a funzioni differenti, si adattavano ai contesti e contribuivano a costruire un rapporto concreto tra comunità, parola e rito.

La domanda interessante, allora, non è soltanto come suonasse quella musica, ma che cosa significasse per chi la cantava e la ascoltava. E soprattutto come possiamo avvicinarci oggi a quel mondo senza trasformarlo in una cartolina devota.


Il violoncello cambia mestiere: da sostegno armonico a protagonista assoluto

Se c’è uno strumento che dimostra quanto la storia musicale sia fatta anche di trasformazioni tecniche e culturali, è il violoncello.


Sabato 14 novembre all’Auditorium di Santa Croce al Tempio di Firenze e domenica 15 novembre, alle 17, al Palazzo dei Vicari di Scarperia, Agnieszka E. Oszańca al violoncello barocco e Fabio Bonizzoni al clavicembalo affrontano Da bue a usignolo: la metamorfosi del violoncello in strumento virtuoso.

Il titolo ha il merito di non prendersi troppo sul serio, mentre il tema è tutt’altro che marginale. Per lungo tempo il violoncello ha svolto soprattutto una funzione di sostegno della struttura armonica, contribuendo alla solidità del basso. Progressivamente, però, le sue possibilità espressive e tecniche hanno conquistato uno spazio autonomo, fino a trasformarlo in uno strumento capace di sostenere un discorso solistico ricco di personalità.


Il programma, con musiche di Carlo Antonio Lanzetti, Domenico Scarlatti, Jean-Baptiste Barrière, Heinrich Ignaz Franz Biber, Baldassare Galuppi e Luigi Boccherini, permette di seguire questa evoluzione attraverso linguaggi e sensibilità differenti.

La storia, naturalmente, non procede per promozioni aziendali: nessuno ha convocato il violoncello per comunicargli che da lunedì avrebbe avuto diritto a una carriera da solista. Sono stati compositori, interpreti, strumenti in evoluzione e nuove aspettative d’ascolto a modificarne progressivamente il ruolo.

Il bello è proprio questo: dietro ogni trasformazione del repertorio si nasconde una trasformazione del modo in cui gli esseri umani immaginano e utilizzano il suono.


Vivaldi incontra Costantinopoli: le musiche viaggiano più delle nostre etichette

Il capitolo forse più intrigante del programma arriva alla fine di novembre. Sabato 28 novembre al Teatro Regina Margherita di Marcialla e domenica 29 novembre a San Salvi, a Firenze, Casanova a Levante. Musiche per l’esilio a Costantinopoli mette al centro le suggestioni culturali dell’Oriente settecentesco.


A guidare il progetto è Stefano Albarello, impegnato con cetra, qanun e chitarra barocca, oltre che nella direzione musicale, alla guida di un complesso che accosta strumenti della tradizione ottomana a musiche di Vivaldi e di compositori legati all’ambiente del sultano.

Il riferimento a Casanova e all’esilio suggerisce un immaginario fatto di spostamenti, incontri e fascinazioni letterarie.

Ma il punto musicale è ancora più interessante: ascoltare tradizioni differenti una accanto all’altra significa mettere in discussione l’abitudine di raccontare la storia della musica come una successione di mondi impermeabili.


L’Europa settecentesca non era una stanza chiusa a chiave, e il Mediterraneo non funzionava come una barriera culturale. Le persone viaggiavano, gli strumenti circolavano, le idee si trasformavano entrando in contatto con pratiche diverse.

Naturalmente, accostare repertori non significa cancellarne le differenze. Anzi: la sfida sta proprio nel renderle percepibili, evitando sia l’esotismo da cartolina sia l’illusione che tutte le musiche dicano, in fondo, la stessa cosa.


Se affrontato con consapevolezza stilistica, un programma del genere può diventare un’occasione preziosa per ascoltare la complessità degli scambi culturali attraverso ciò che conta davvero: timbri, forme, gesti esecutivi e immaginazione musicale.


Non soltanto concerti: qui il pubblico può anche mettersi a cantare

Una rassegna musicale può limitarsi a offrire esecuzioni di qualità. Oppure può provare a fare qualcosa di più difficile: creare le condizioni perché chi ascolta sviluppi strumenti per comprendere ciò che sente e, quando possibile, partecipi direttamente all’esperienza.

L’Homme Armé sceglie anche questa seconda strada, affiancando ai concerti conversazioni dedicate ai temi dei programmi e attività laboratoriali.

Domenica 11 ottobre, al Santuario della Madonna dei Tre Fiumi di Borgo San Lorenzo, si è svolto Cantiamo le Antifone per la Madonna, laboratorio corale per coristi e appassionati curato da Fabio Lombardo con la collaborazione di Marilisa Cantini e in collaborazione con l’Università dell’Età Libera del Mugello.


L’attività propone un approccio pratico a uno specifico repertorio monodico, con la possibilità di sperimentare anche semplici elaborazioni polifoniche estemporanee. Tradotto: la musica non viene soltanto spiegata da chi la conosce, ma diventa materia da esplorare con la propria voce.

È un principio educativo tutt’altro che secondario. Cantare insieme obbliga ad ascoltare gli altri, controllare il proprio intervento, comprendere il ritmo e percepire il rapporto tra una linea melodica e quelle che le si affiancano. Non serve essere professionisti per scoprire quanto questa esperienza possa cambiare il modo di intendere la musica.

E no, non occorre trasformarsi in un virtuoso del canto per partecipare a un laboratorio del genere. La curiosità è un requisito decisamente più utile della presunzione di essere già arrivati.


Dalle canzoni di oggi ai trovatori: un laboratorio per scoprire come funziona la musica

L’ultimo appuntamento didattico si sviluppa in tre incontri, il 20 e 27 novembre e il 4 dicembre, dalle 17 alle 20, al Centro d’Incontro di Borgo San Lorenzo.

Suoni e parole, curato da Fabio Lombardo e Gianni Guastella in collaborazione con l’Università dell’Età Libera del Mugello, riprende un’iniziativa già sperimentata dall’Homme Armé e propone un percorso a ritroso nella storia della canzone, fino ai trovatori.


Il tema è affascinante perché riguarda qualcosa che conosciamo tutti, anche senza possedere una formazione musicale: il modo in cui le parole diventano canto.

Che cosa rende riconoscibile una struttura metrica? Come si collegano i generi poetici ai modi musicali? Quali procedimenti ricorrono quando un testo viene trasformato in una melodia?

Sono questioni che attraversano secoli di repertorio e arrivano dritte alla musica contemporanea. Anche una canzone pop può essere osservata come un organismo costruito attraverso accenti, ripetizioni, simmetrie, deviazioni e rapporti fra testo e suono. La differenza rispetto ai repertori più antichi sta nei linguaggi e nei contesti, non nell’assenza di strutture da indagare.


Ecco perché un percorso che parte dalle canzoni di oggi per arrivare ai trovatori può essere più illuminante di una cronologia imparata a memoria: permette di riconoscere problemi musicali ricorrenti senza fingere che otto secoli di storia siano trascorsi invano.


Una rassegna che valorizza i luoghi, ma soprattutto le relazioni

Il calendario dei Concerti al Cenacolo si distingue anche per la distribuzione degli appuntamenti. Accanto al Cenacolo di Andrea del Sarto compaiono la Certosa di Firenze, l’Auditorium di Santa Croce al Tempio, l’ex Chiesa di San Francesco a Borgo San Lorenzo, il Palazzo dei Vicari di Scarperia, il Teatro Regina Margherita di Marcialla e altri spazi del territorio.


Non si tratta soltanto di cambiare scenario. Portare la musica in luoghi differenti significa confrontare il repertorio con ambienti, acustiche e comunità diverse, sottraendolo alla concentrazione esclusiva nei principali poli culturali cittadini.

La dimensione territoriale, tuttavia, funziona davvero quando non diventa una semplice operazione di decentramento sulla carta. Perché una rassegna produca un rapporto duraturo con il pubblico occorrono continuità, occasioni di approfondimento e la possibilità di tornare, ascoltare, fare domande e scoprire nuovi repertori.

Conversazioni e laboratori, in questo senso, non sono accessori da aggiungere al programma per renderlo più ricco. Sono parte di una strategia culturale che prova a trasformare il concerto da evento isolato in occasione di conoscenza.


Il verdetto: la musica antica non ha bisogno di sembrare moderna per essere interessante

Il rischio, quando si presenta un repertorio storico, è quello di imbalsamarlo oppure di travestirlo da prodotto contemporaneo. Nel primo caso diventa un oggetto da contemplare a distanza; nel secondo si finisce per chiedergli di giustificare la propria esistenza attraverso un’improbabile attualizzazione permanente.

La strada più convincente è un’altra: studiare la musica, rispettarne le specificità, renderne comprensibili i contesti e lasciare che sia il suono a fare il proprio lavoro.


Il programma 2026 dei Concerti al Cenacolo dell’Homme Armé offre diversi punti d’ingresso a questo mondo: la dimensione pubblica dei fiati rinascimentali, la spiritualità medievale, l’emancipazione del violoncello, gli scambi fra Europa e mondo ottomano, fino alla costruzione della canzone e alla pratica corale.

Non tutto parla necessariamente a tutti allo stesso modo, e non è questo il punto. Una proposta culturale interessante non deve piacere indistintamente: deve offrire ragioni per ascoltare, strumenti per capire e la possibilità di incontrare qualcosa che non si conosceva.

In un panorama nel quale la musica rischia spesso di diventare semplice sottofondo, fermarsi ad ascoltare come nasce un repertorio, perché cambia e che cosa racconta rappresenta già una piccola forma di resistenza culturale.


E se, per arrivarci, bisogna passare dai pifferi del Rinascimento a un violoncello che vuole diventare usignolo, ben venga. La storia della musica è molto più divertente quando smette di comportarsi come un museo con il cartello «non toccare».


Informazioni e programma

I Concerti al Cenacolo dell’Homme Armé si svolgono dal 10 ottobre al 4 dicembre 2026 a Firenze e in altre località dell’area metropolitana, con concerti, conversazioni e laboratori.

Per consultare il programma completo, verificare gli orari, conoscere le modalità di partecipazione e ottenere eventuali aggiornamenti, il riferimento è il sito ufficiale dell’associazione: https://hommearme.it/.

 
 
 

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Tel. +39 350 576 4972

Associazione FA-RE CORO APS

C.F. 95088450127

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