54 candidature, un solo nome: Giuliana Zanoni si prende le chiavi di OSI e LAC. Lugano ha cambiato musica?

Cinquantaquattro candidature. Una sola persona che esce dalla porta con le chiavi in tasca. A Lugano la partita per guidare la musica dell’OSI e del LAC si è chiusa, e il nome sul tavolo è quello di Giuliana Zanoni.

Un incarico, due indirizzi
Zanoni sarà direttrice artistica dell’Orchestra della Svizzera italiana e, insieme, curatrice musicale del LAC Lugano Arte e Cultura.
L’OSI è l’orchestra residente del centro culturale: stessa casa, stesso pubblico, stesso palcoscenico. Mettere una sola persona a guidare entrambe le programmazioni significa una cosa semplice: le due agende ora passano dalla stessa scrivania.
Il mandato parte il 1° novembre 2026. Fino a fine anno lavorerà in tandem con Barbara Widmer sul versante della Fondazione dell’OSI, così il passaggio di consegne avviene con calma e non a scatti.
Chi è, al di là del titolo
Il curriculum mette insieme due mondi. C’è la formazione musicale fatta sul territorio, al Conservatorio della Svizzera italiana. E ci sono le esperienze internazionali, tra il Teatro alla Scala di Milano e la Washington National Opera.
Due case d’opera di primo livello e un’orchestra locale con una storia lunga: una combinazione che non capita ogni giorno.
La parola magica è “integrato”
Il progetto con cui Zanoni ha convinto gli organi delle due istituzioni propone un sistema musicale integrato, fondato su tre pilastri: qualità artistica, sostenibilità produttiva e sviluppo dei pubblici.
Il direttore generale del LAC, Andrea Amarante, parla di un passo verso una maggiore coerenza del sistema musicale della Svizzera italiana. Il presidente della Fondazione dell’OSI, Mario Postizzi, mette l’accento sull’identità artistica e territoriale dell’orchestra.
Traduzione senza giri di parole: l’orchestra deve restare riconoscibile come orchestra, il LAC deve restare un centro multidisciplinare, e le due cose devono smettere di assomigliare a un’intesa tra vicini e iniziare a sembrare un progetto comune.
Perché la partita si gioca sui dettagli
Tutti scrivono “qualità, sostenibilità, pubblici” nei comunicati. Il difficile è la sera del concerto:
Qualità vuol dire scegliere un filo conduttore, non riempire la locandina di nomi.
Sostenibilità vuol dire far tornare i conti, e ogni scelta ne lascia fuori un’altra.
Pubblici, al plurale, vuol dire non accontentarsi di chi in sala c’è già da vent’anni.
Il nostro verdetto
Sulla carta la nomina funziona: profilo solido, esperienza internazionale, radici locali e un progetto presentato davanti a un lungo elenco di concorrenti.
Ma i comunicati non si ascoltano, i cartelloni sì.
Noi aspettiamo la prima stagione con la firma di Zanoni: lì si capirà se a Lugano è cambiata davvero la musica o solo la carta intestata.





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