“INVICTUS” A FINO MORNASCO: 100 MUSICISTI, VERDI, HAYDN E UN’IDEA CHE POTREBBE CAMBIARTI LA SERATA

Aggiornamento: 8 ott
Sabato 10 ottobre 2026, nella Chiesa di S. Stefano, il Masolino Ensemble porta in scena un concerto che mette insieme musica, spiritualità e quella misteriosa capacità dell’essere umano di rialzarsi quando la vita decide di metterlo alla prova.
Ingresso gratuito. E forse è proprio questo il dettaglio che non dovresti ignorare.

Ci sono concerti che ascolti.
E poi ce ne sono altri che, almeno per qualche ora, sembrano ascoltare te.
È questa la scommessa di “Invictus”, il progetto sinfonico-corale che Masolino Ensemble presenterà sabato 10 ottobre 2026 alle ore 21 nella Chiesa di S. Stefano a Fino Mornasco, tornando in paese a due anni dal precedente appuntamento del settembre 2024.
Centocinquanta? Duecento? No.
Cento artisti.
Cento persone tra coro e orchestra sinfonica, guidate dal Maestro Matteo Madella, per costruire una serata nella quale la musica non sarà soltanto qualcosa da ascoltare, ma uno spazio nel quale fermarsi.
E oggi, diciamolo senza troppi giri di parole, fermarsi è quasi un atto rivoluzionario.
Invictus: il titolo dice già tutto
“Invictus” significa, in sostanza, non sconfitto.
Non invulnerabile.
Non immune dal dolore.
Non uno di quei personaggi da poster motivazionale che si svegliano alle cinque del mattino, bevono acqua tiepida con qualcosa di improbabile dentro e sembrano avere risolto l'esistenza prima di colazione.
Invictus racconta un'altra cosa.
La possibilità di attraversare ciò che accade senza lasciare che ciò che accade stabilisca definitivamente chi siamo.
Ed è qui che musica e ricerca interiore si incontrano.
Perché la resilienza non è necessariamente fare finta che vada tutto bene.
A volte è semplicemente riuscire a rimanere presenti mentre qualcosa dentro di noi sta cambiando.
La musica, da questo punto di vista, possiede una capacità curiosa: non ha bisogno di convincerti.
Arriva.
Vibra.
Occupa uno spazio.
E qualche volta riesce ad arrivare proprio dove le parole si fermano.
Verdi, Haydn e Márquez: tre modi diversi di attraversare la tempesta
Il programma di “Invictus” sembra costruito come un piccolo viaggio.
Si parte con l’energia teatrale e drammatica dell’Ouverture del Nabucco di Giuseppe Verdi.
Una scelta tutt'altro che timida.
Verdi non entra in punta di piedi.
Verdi arriva.
E quando arriva, generalmente, è piuttosto difficile continuare a pensare ai fatti propri.
Poi il percorso cambia prospettiva.
Il cuore centrale della serata sarà la Missa in Angustiis, conosciuta anche come Nelson Messe, di Joseph Haydn.
Già il nome latino contiene una suggestione potente: in angustiis, nelle difficoltà, nelle strettezze, nei momenti in cui lo spazio sembra ridursi.
Ed ecco che il titolo “Invictus” acquista un altro significato.
La forza non nasce quando tutto è semplice.
La forza viene messa alla prova proprio quando semplice non lo è affatto.
A chiudere il programma sarà invece il Danzón n. 2 di Arturo Márquez, con un cambio di atmosfera netto: ritmo, movimento, sensualità musicale e una vitalità capace di riportare il corpo dentro l'esperienza.
Perché anche questa è una cosa che dimentichiamo facilmente.
Non siamo soltanto pensiero.
Abbiamo un corpo.
Respiriamo.
Ascoltiamo.
Percepiamo.
E spesso il corpo comprende qualcosa prima ancora che la mente riesca a formularlo.
Quando la musica diventa uno specchio
Non serve essere esperti di musica classica.
Non serve conoscere la biografia di Haydn.
Non serve saper distinguere un oboe da un violoncello con la sicurezza di un direttore d'orchestra.
E non serve nemmeno avere una particolare predisposizione spirituale.
“Invictus” può essere semplicemente una serata musicale.
Ma può anche diventare qualcosa di più.
Dipende da quanto siamo disposti ad ascoltare.
Perché ascoltare davvero è diverso dal semplice sentire.
Sentire è automatico.
Ascoltare richiede presenza.
E la presenza, curiosamente, è una delle cose più rare nel nostro quotidiano.
Siamo continuamente proiettati verso ciò che è successo, verso ciò che potrebbe accadere, verso il prossimo messaggio, il prossimo impegno, la prossima preoccupazione.
Poi, improvvisamente, una sala si oscura.
Un'orchestra prende fiato.
Il coro entra.
E per qualche minuto non c'è bisogno di fare nulla.
Solo esserci.
Cento artisti e una domanda scomoda
Il vero protagonista della serata, forse, non sarà soltanto il repertorio.
Potrebbe essere la domanda nascosta dentro il titolo.
Che cosa significa essere invincibili?
Non perdere mai?
Non cadere?
Non avere paura?
Non soffrire?
Probabilmente no.
Forse l'invincibilità più autentica è molto meno spettacolare.
È cadere e imparare qualcosa.
È attraversare una fase difficile senza trasformarla nella propria identità.
È concedersi di non sapere.
È chiedere aiuto quando serve.
È ricominciare senza dover dimostrare niente a nessuno.
E soprattutto è smettere di confondere la forza con la durezza.
Una persona forte non è necessariamente una persona che non sente.
A volte è esattamente il contrario.
È qualcuno che sente profondamente e, nonostante questo, continua a camminare.
La spiritualità senza effetti speciali
C'è anche un altro elemento interessante.
Il concerto si svolgerà nella Chiesa di S. Stefano, nel contesto delle celebrazioni dedicate a San Giovanni Battista Scalabrini, vescovo e santo originario di Fino Mornasco.
Qui la musica incontra inevitabilmente uno spazio che porta con sé una dimensione spirituale.
Ma non occorre trasformare tutto in una lezione.
La spiritualità può anche essere silenzio.
Può essere ascolto.
Può essere una sensazione difficile da spiegare.
Può essere quel momento in cui, per qualche minuto, smettiamo di rincorrere il mondo e ci accorgiamo di essere presenti.
La musica non deve necessariamente darci risposte.
Talvolta ha una funzione molto più interessante:
farci fare domande migliori.
E c'è una notizia ancora più bella: è gratis
Qui arriva il dettaglio che merita di essere evidenziato.
L'ingresso è libero e gratuito.
Quindi nessun alibi.
Se ami la musica, hai un motivo per esserci.
Se non sei particolarmente appassionato di musica sinfonica, potresti avere un motivo ancora migliore per provare.
Perché uscire dalle proprie abitudini è una delle forme più semplici di crescita personale.
Non serve sempre partire per l'Himalaya.
A volte basta andare in una chiesa di Fino Mornasco il sabato sera.
Il punto non è diventare invincibili
Forse, alla fine, “Invictus” non parla di persone che non vengono mai sconfitte.
Parla di persone che non permettono a una sconfitta di raccontare tutta la loro storia.
Ed è una differenza enorme.
La vita non promette una strada senza inciampi.
Promette, semmai, movimento.
Cambiamento.
Perdita.
Incontro.
Separazione.
Rinascita.
E dentro questo movimento l'essere umano continua a cercare un centro.
La musica può diventare uno di quei luoghi.
Per una sera, almeno.
Sabato 10 ottobre, alle 21, cento artisti saliranno idealmente sullo stesso palcoscenico per raccontare tutto questo attraverso Verdi, Haydn e Márquez.
E magari, uscendo dalla Chiesa di S. Stefano, qualcuno tornerà a casa semplicemente pensando di aver ascoltato un bel concerto.
Qualcun altro, invece, potrebbe portarsi dietro una domanda.
“Da cosa devo rialzarmi, davvero?”
E forse è proprio lì che comincia la parte interessante.
INFORMAZIONI UTILI
Evento: “Invictus”
Artisti: Masolino Ensemble – Coro e Orchestra Sinfonici
Direttore: Maestro Matteo Madella
Data: sabato 10 ottobre 2026
Orario: ore 21:00
Luogo: Chiesa di S. Stefano, Fino Mornasco (CO)
Ingresso: libero e gratuito
Programma: Ouverture da Nabucco di Giuseppe Verdi; Missa in Angustiis (Nelson Messe) di Joseph Haydn; Danzón n. 2 di Arturo Márquez.
Una serata di musica. Un luogo di raccoglimento. Cento artisti. E una parola che, forse, vale la pena portarsi a casa: Invictus.





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