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Quarant’anni di musica antica, ma nessuna voglia di metterla in naftalina: Trento Musicantica celebra Feininger e sfida l’oblio

Immagine del redattore: Masolino Ensemble
Masolino Ensemble
3 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min
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Dal canto rinascimentale alla polifonia monumentale, la 40ª edizione di Trento Musicantica riporta al centro un patrimonio sonoro che non ha alcuna intenzione di restare confinato nei libri di storia.

Concerti gratuiti, luoghi d’arte e grandi interpreti: ecco perché questo festival merita attenzione fino all’ultima nota.


Trento Musicantica 2026 celebra Laurence Feininger con concerti gratuiti fino a novembre. Da Benevoli a Dufay, ecco gli appuntamenti da non perdere.

Quarant’anni sono un traguardo importante. Per una persona possono significare bilanci, qualche acciacco e la tentazione di raccontare sempre le stesse storie. Per un festival di musica antica, invece, possono diventare l’occasione per dimostrare che il passato non è affatto passato. A patto, naturalmente, di saperlo ascoltare.


È questa la scommessa della 40ª edizione di Trento Musicantica, intitolata Cantate Domino e dedicata alla memoria di Laurence Feininger, a cinquant’anni dalla sua scomparsa. La manifestazione è in corso e proseguirà fino alla fine di novembre, trasformando alcuni luoghi di particolare interesse storico e artistico della città in spazi d’ascolto per repertori che raramente occupano le prime pagine della cronaca musicale.


La notizia interessante non è soltanto l’anniversario. È il repertorio, insieme alla possibilità di ascoltarlo senza pagare un biglietto e senza dover prenotare. In tempi in cui l’accesso alla cultura viene spesso accompagnato da procedure, disponibilità limitate e tariffe non sempre leggere, l’ingresso libero rappresenta una scelta concreta: la musica antica non deve essere un privilegio per iniziati, né un passatempo riservato a chi sa già distinguere un mottetto da una motetta.


Laurence Feininger, una memoria che passa attraverso la musica

Dedicare un festival a Laurence Feininger significa riportare l’attenzione su una figura legata alla riscoperta e alla valorizzazione della musica storica. Il modo più convincente per ricordare chi ha contribuito a custodire un patrimonio musicale, del resto, non consiste nel limitarsi a celebrarne il nome: consiste nel rimettere quel patrimonio in circolazione.

Ed è proprio qui che Cantate Domino trova il suo significato. La musica antica non è una teca museale da contemplare a distanza di sicurezza. È un linguaggio che richiede interpreti, ricerca, ascolto e un pubblico disposto a concedergli tempo. Le partiture possono attraversare i secoli, ma hanno bisogno di voci vive per tornare a esistere.


Il quarantesimo anniversario diventa così un’occasione per interrogarsi anche sul presente: quanta musica resta fuori dalla programmazione ordinaria semplicemente perché richiede un ascolto più attento? E quante occasioni perdiamo quando consideriamo il repertorio antico una materia da specialisti, anziché una parte essenziale della nostra storia culturale?


Sedici voci per Orazio Benevoli: quando la polifonia non è un esercizio da museo

Tra gli appuntamenti annunciati spicca quello alla Chiesa di San Francesco Saverio, realizzato in collaborazione con il Festival regionale di Musica Sacra di Bolzano e Trento.

Qui gli ensemble Iucunditas, Dulcedo e Zelus, diretti da Roberto Gianotti, affrontano la monumentale Missa Tiracorda a sedici voci di Orazio Benevoli.


Sedici voci: non esattamente il formato di una canzone da canticchiare mentre si prepara il caffè. Siamo davanti a un mondo sonoro in cui le linee vocali si intrecciano, si rispondono e costruiscono un'architettura musicale che mette alla prova tanto chi canta quanto chi ascolta.


Benevoli è uno dei nomi da riscoprire quando si parla della grande polifonia sacra del Seicento. La sua musica invita a prestare attenzione non soltanto alla melodia, ma anche al modo in cui le singole parti concorrono a formare un organismo complesso. Il risultato, quando l'esecuzione riesce a rendere leggibile questa trama, può essere molto più coinvolgente di quanto suggerisca l'etichetta rassicurante di «musica antica».


Naturalmente, sedici voci non garantiscono automaticamente un'esperienza memorabile: servono equilibrio, precisione e una visione interpretativa capace di dare senso all'insieme. Ma proprio per questo un appuntamento del genere merita attenzione. Non si tratta semplicemente di ascoltare un'opera rara: si tratta di entrare in una concezione della musica nella quale la complessità non è un ornamento, bensì una parte sostanziale del discorso.


Da Dufay a Dunstable: l'Europa musicale prima delle playlist

Il programma comprende anche l'Ensemble Odhecaton, diretto da Paolo Da Col, impegnato in musiche di Guillaume Dufay, Loyset Compère, Leonel Power e John Dunstable.

Quattro compositori, quattro percorsi attraverso una stagione fondamentale della storia musicale europea. Un repertorio che permette di avvicinarsi alle trasformazioni della polifonia tra Medioevo e Rinascimento, quando le forme del canto e le tecniche compositive contribuivano a definire una cultura condivisa ben prima che la parola «Europa» diventasse una categoria politica contemporanea.


Qui il rischio è sempre lo stesso: immaginare che, essendo antica, questa musica sia necessariamente distante. In realtà, ascoltare compositori di epoche e provenienze differenti può rivelare quanto fossero fitte le relazioni artistiche e quanto le idee musicali circolassero oltre i confini locali.

Dufay, Compère, Power e Dunstable non sono nomi da imparare per superare un esame di storia della musica. Sono autori da ascoltare per comprendere come si sia costruito, attraverso generazioni di musicisti, un patrimonio di tecniche, forme e sensibilità ancora presente nella cultura musicale occidentale.

E se un festival riesce a far venire voglia di ascoltare un autore sconosciuto invece di limitarsi a confermare i gusti di chi già lo conosce, ha già ottenuto un risultato culturale significativo.


Il finale al Castello del Buonconsiglio: riflettori su Marc’Antonio Ingegneri

La conclusione della manifestazione è prevista al Castello del Buonconsiglio, con l'Ensemble L'Isola dell'Università di Cambridge diretto da Matthew Alec Gouldstone.

Il programma porta un titolo suggestivo: Il Mondo. La scoperta di Marc’Antonio Ingegneri.

Il nome di Ingegneri offre l'occasione per rivolgere lo sguardo a un protagonista della musica sacra e profana del tardo Rinascimento, compositore la cui figura si colloca in un periodo di grande fermento nella scrittura vocale. Un autore che merita di essere incontrato attraverso le sue opere, non soltanto citato nelle ricostruzioni storiche.


La presenza di un ensemble legato all'Università di Cambridge aggiunge al concerto una dimensione internazionale, mentre la cornice del Castello del Buonconsiglio mette in dialogo la musica con uno dei luoghi storici più significativi di Trento.

Attenzione, però: la bellezza di una sede non sostituisce quella dell'esecuzione. Un ambiente prestigioso può amplificare l'esperienza, ma sono le voci, le scelte interpretative e la qualità dell'ascolto a dare sostanza a un concerto. È proprio l'incontro fra repertorio, interpreti e spazio storico a rendere interessante questo appuntamento conclusivo.


Il vero lusso? Entrare gratis e ascoltare senza fretta

C'è un elemento che merita di essere sottolineato più di altri: tutti i concerti del festival sono a ingresso libero, senza prenotazione, secondo le informazioni diffuse dagli organizzatori.

Non è un dettaglio secondario. La gratuità elimina una barriera economica, mentre l'assenza di prenotazione semplifica l'accesso. Naturalmente, per gli appuntamenti più richiesti è sempre prudente informarsi sulle eventuali indicazioni organizzative e sulla capienza delle sedi.


Ma il messaggio di fondo è chiaro: la musica antica può essere proposta come esperienza culturale aperta, senza costruire un muro simbolico fra specialisti e curiosi.

Per chi frequenta abitualmente sale da concerto e festival, Trento Musicantica offre l'occasione di approfondire repertori meno presenti nei cartelloni generalisti.

Per chi conosce poco questo mondo, può essere un primo incontro senza particolari rischi per il portafoglio. E per chi pensa che la musica rinascimentale sia sinonimo di immobilità, l'intreccio di voci e la ricchezza delle scritture potrebbero riservare qualche sorpresa.


La sfida, semmai, è comunicare tutto questo senza trasformare ogni concerto in una lezione accademica. Perché il pubblico non ha bisogno di sentirsi interrogato: ha bisogno di essere messo nelle condizioni di ascoltare, capire e, possibilmente, divertirsi.


Quarant'anni dopo, la musica antica ha ancora qualcosa da dire

Il valore di Trento Musicantica non si misura soltanto contando le edizioni raggiunte o i nomi inseriti in programma. Conta anche la capacità di tenere vivo un repertorio che richiede studio, competenze esecutive e occasioni adeguate per arrivare al pubblico.

La musica antica non ha bisogno di essere spacciata per una scoperta rivoluzionaria a ogni concerto. Ha bisogno di essere eseguita con cura, presentata con intelligenza e ascoltata senza pregiudizi. Tutto qui. E non è poco.


La 40ª edizione dedicata a Laurence Feininger mette al centro proprio questa possibilità: trasformare la memoria in un'esperienza presente, attraverso Benevoli, Dufay, Compère, Power, Dunstable e Ingegneri, affidati a ensemble e direttori chiamati a restituire voce a pagine nate in contesti lontani dal nostro.


Fino alla fine di novembre, Trento offre dunque una ragione in più per uscire dai percorsi musicali consueti e concedersi un ascolto diverso. Senza biglietto, senza prenotazione e senza l'obbligo di fingere di conoscere già tutto.

Perché la musica antica non è vecchia per definizione. Vecchia diventa soltanto quando smettiamo di ascoltarla.


INFORMAZIONI E PROGRAMMA

La manifestazione prosegue fino alla fine di novembre 2026. Per consultare il calendario completo, le sedi e gli eventuali aggiornamenti organizzativi, è possibile fare riferimento al sito ufficiale del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento.

 
 
 

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