ANCONA, L’OPERA CAMBIA MARCIA: DONIZETTI, MASCAGNI E LEOPARDI ARRIVANO ALLE MUSE E IL 2026 PROMETTE SCINTILLE
- Masolino Ensemble

- 2 giorni fa
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Due nuove produzioni, tre titoli e un’idea precisa: riportare l’opera al centro della vita culturale marchigiana. Al Teatro delle Muse arrivano L’elisir d’amore e l’inedito abbinamento Mascagni-Leopardi. E stavolta il repertorio non sembra avere alcuna intenzione di starsene tranquillo in vetrina.

C’è un modo molto semplice per capire se una stagione lirica ha qualcosa da dire: guardare cosa mette uno accanto all’altro.
Perché assemblare titoli celebri è relativamente facile. La vera scommessa arriva quando un teatro decide di mettere in relazione repertorio, identità territoriale, letteratura e titoli meno frequentati, rischiando persino di chiedere al pubblico di uscire dalla propria zona di comfort.
È esattamente quello che succede ad Ancona con la Stagione Lirica 2026 del Teatro delle Muse “Franco Corelli”, organizzata dalla Fondazione Teatro delle Muse sotto la direzione artistica di Vincenzo De Vivo.
Il programma è concentrato, ma tutt’altro che timido: due nuove produzioni
attraverseranno l’autunno e l’inizio dell’inverno, portando in scena Gaetano Donizetti e Pietro Mascagni.
E soprattutto mettendo sul tavolo una curiosa domanda: cosa succede quando il melodramma incontra davvero il territorio invece di limitarsi a citarlo nel comunicato stampa?
DONIZETTI APRE LE DANZE: E L’ELISIR NON È AFFATTO UNA PASSEGGIATA
Si comincia con L’elisir d’amore, uno dei titoli più irresistibili di Donizetti.
Irresistibile, sì. Facile, no.
Perché dietro l’apparente leggerezza della vicenda di Nemorino, Adina e del miracoloso intruglio venduto dal sedicente dottor Dulcamara c’è una macchina teatrale raffinatissima: tempi comici, malinconia, caratterizzazione dei personaggi e una scrittura vocale che può diventare micidiale se affrontata con superficialità.
Ad Ancona l’opera sarà in scena venerdì 2 ottobre alle 20.30 e domenica 4 ottobre alle 16.30, mentre l’anteprima dedicata ai giovani è prevista per il 30 settembre.
Sul podio ci sarà Aram Kacheh, direttore italiano di origine persiana, chiamato a confrontarsi con una partitura che pretende leggerezza senza mai scivolare nel semplicismo.
La parte visiva sarà affidata a Giuseppe Dipasquale, responsabile di regia e scene, con i costumi di Stefania Cempini.
E poi il cast.
Maria Laura Iacobellis sarà Adina, Giuseppe Infantino vestirà i panni di Nemorino, Maharram Huseynov sarà Dulcamara e Vittorio Prato interpreterà Belcore.
A completare l’organico, Orchestra Sinfonica Gioachino Rossini e Coro Vincenzo Bellini.
Insomma: il classico che tutti conoscono, ma proprio per questo uno di quei titoli nei quali non ci si può nascondere dietro l’effetto sorpresa.
Quando il pubblico sa già cosa aspettarsi, ogni dettaglio conta il doppio.
POI ARRIVA IL COLPO DI SCENA: MASCAGNI INCONTRA LEOPARDI
La parte più intrigante della stagione, però, arriva a dicembre.
Non perché Cavalleria rusticana abbia bisogno di presentazioni. Al contrario: è una delle opere più riconoscibili dell’intero repertorio italiano, monumento del verismo e titolo-bandiera di Pietro Mascagni.
La vera sorpresa è ciò che le starà accanto.
Il 4 e 6 dicembre, con anteprima giovani il 2 dicembre, il Teatro delle Muse proporrà infatti un dittico formato da Cavalleria rusticana e A Giacomo Leopardi.
Ed ecco il punto interessante.
Mascagni non è soltanto quello delle passioni incendiarie, dei duelli e della Sicilia teatrale di Cavalleria. Esiste anche un altro Mascagni, meno frequentato, legato alla poesia e alla cultura italiana.
A Giacomo Leopardi è un poema sinfonico con voce dedicato al grande poeta marchigiano.
Mettere questi due lavori nella stessa serata significa quindi creare un ponte piuttosto esplicito: da un lato l’opera che ha reso Mascagni celeberrimo, dall’altro una pagina che permette di riscoprire il rapporto del compositore con Leopardi e, soprattutto, con una figura profondamente legata alla storia culturale delle Marche.
Non è una semplice accoppiata.
È una dichiarazione d'intenti.
LA SFIDA È PROPRIO QUELLA: FAR FUNZIONARE IL NOTO E L’IGNOTO
Qui il programma diventa davvero interessante.
Perché Cavalleria rusticana arriva in teatro con un bagaglio di aspettative enorme. Il pubblico conosce la musica, conosce le scene celebri, conosce persino molti dei meccanismi drammatici.
A Giacomo Leopardi, invece, richiede un atteggiamento diverso.
Non si entra in sala perché si conosce già tutto.
Si entra per scoprire.
Il nuovo allestimento sarà firmato da Matteo Mazzoni, regista e autore delle luci, con i video di Luca Attilii, le scene di Giacomo Callari e i costumi di Roberta Fratini.
Sul fronte musicale sarà Enrico Lombardi a dirigere la FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana e il Coro Vincenzo Bellini.
Nel ruolo di Santuzza è annunciata Maria Teresa Leva, artista di rilievo internazionale, affiancata da Manuela Custer, Vaslyl Solodki, Luca Galli e Mariangela Marini.
La voce di A Giacomo Leopardi sarà invece quella di Antonella Granata.
E qui il teatro fa una cosa che, nel panorama musicale contemporaneo, merita attenzione: utilizza un titolo popolarissimo come porta d’ingresso verso un’opera molto meno conosciuta.
È una strategia intelligente.
Perché il pubblico non ama necessariamente essere "educato". Ama essere incuriosito.
NON SOLO SPETTACOLI: L’ALTRA PARTITA SI GIOCA CON I GIOVANI
C’è poi un elemento che rischia di passare inosservato, ma che forse è uno dei più importanti dell’intero progetto.
La Fondazione Teatro delle Muse conferma infatti le attività dedicate alle scuole e alla formazione del pubblico.
Lezioni, prove aperte, laboratori, incontri con gli interpreti e conferenze introduttive accompagneranno gli spettacoli.
Tradotto dal burocratese teatrale: non basta vendere un biglietto.
Bisogna costruire un pubblico che abbia gli strumenti per capire ciò che sta ascoltando.
E questa è una questione tutt’altro che secondaria.
L’opera vive di tradizione, certo, ma una tradizione che non riesce a generare nuovi ascoltatori rischia di trasformarsi in arredamento culturale.
ANCONA SCOMMETTE SULL’OPERA. E LA SCOMMESSA È PIÙ INTERESSANTE DEL CARTELLONE
Il valore della stagione 2026 delle Muse, allora, non sta soltanto nei nomi in locandina.
Donizetti garantisce il grande repertorio.
Mascagni porta con sé uno dei capolavori del verismo.
Leopardi introduce un elemento di ricerca e di identità marchigiana.
La formazione prova a trasformare lo spettacolo in un percorso.
Il risultato è un cartellone numericamente compatto ma concettualmente piuttosto denso.
E forse è proprio questo il punto.
In tempi nei quali i programmi culturali possono facilmente diventare interminabili elenchi di titoli, avere qualcosa da dire conta più che avere qualcosa da riempire.
Ad Ancona, almeno sulla carta, la stagione lirica 2026 prova a farlo.
Ora arriva la parte difficile: portare quelle idee dal comunicato alla scena.
Perché un conto è promettere un nuovo sguardo su Donizetti, Mascagni e Leopardi.
Un altro è dimostrare, luci accese e orchestra in buca, che quello sguardo funziona davvero.
E sarà lì che il pubblico delle Muse potrà emettere il verdetto più interessante di tutti.
Non quello scritto nelle brochure.
Quello che arriva dopo l’ultima nota.





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