Festival di Cervo, non chiamatelo "solo classica": il cartellone sorprende con jazz, grandi nomi e incontri fuori dagli schemi
- Masolino Ensemble

- 8 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Se pensate che il Festival di Cervo sia soltanto una rassegna per appassionati di musica classica, questa edizione potrebbe ribaltare parecchie convinzioni.
Il programma 2026 sceglie infatti di mettere insieme jazz, musica da camera, teatro, contaminazioni folk, elettronica e canzone d'autore, trasformando il borgo ligure in un punto d'incontro tra linguaggi musicali molto diversi.
Dal 10 luglio, nella suggestiva Piazza dei Corallini, prenderà il via la 63ª edizione del Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo, la prima firmata dal nuovo direttore artistico Michel Balatti. Il filo conduttore scelto è "L'arte del dialogo", un tema che attraversa l'intera manifestazione mettendo in relazione tradizione, innovazione e culture differenti.

Si parte con il jazz: Fresu apre il festival
Ad alzare il sipario sarà uno dei musicisti italiani più apprezzati a livello internazionale.
Il 10 luglio il trombettista Paolo Fresu salirà sul palco insieme all'organettista Pierpaolo Vacca per inaugurare la rassegna con un concerto che promette atmosfere raffinate e improvvisazione.
Il jazz tornerà protagonista anche il 4 agosto, quando Fabrizio Bosso e Bebo Ferra proporranno un viaggio musicale capace di spaziare tra sonorità contemporanee e suggestioni brasiliane.
Non solo musica classica: il festival cambia passo
La musica da camera resta naturalmente il cuore storico della manifestazione, ma il programma dimostra una precisa volontà di allargare gli orizzonti.
Tra gli appuntamenti più attesi figura il debutto del giovane violinista Aozhe Zhang, vincitore del Premio Paganini 2025, che il 17 luglio interpreterà pagine di Mozart, Beethoven, Prokof'ev e Paganini insieme alla pianista Valentina Messa.
Grande spazio anche al pianoforte con le Giornate Géza Anda, dedicate alla memoria del celebre pianista ungherese e della fondatrice del prestigioso concorso internazionale.
Sul palco saliranno Filippo Gamba e Dmitrj Yudin con programmi che attraversano epoche e stili differenti.
I giovani diventano protagonisti
Uno degli elementi più interessanti dell'edizione 2026 è l'attenzione riservata alle nuove generazioni.
Il progetto "Risonanze Végh e il violino del nostro tempo" propone quattro concerti nei quali giovani compositori under 35 presenteranno opere inedite, creando un ponte tra l'eredità del fondatore Sandor Végh e la musica contemporanea.
Accanto ai concerti torneranno anche gli incontri pomeridiani con gli artisti, pensati per permettere al pubblico di conoscere interpreti e musicisti in un clima informale, raccontando il lavoro che precede ogni esibizione.
Dal teatro ai grandi racconti
Il cartellone non vive soltanto di note.
Il 24 luglio sarà la volta di Paolo Jannacci, che porterà uno spettacolo dedicato al rapporto tra uomo e città, alternando composizioni originali a brani legati alla tradizione della canzone d'autore italiana, con omaggi anche a Enzo Jannacci, Paolo Conte e Luigi Tenco.
Il 13 agosto spazio invece alla parola con Aldo Cazzullo, che accompagnerà il pubblico in un racconto dedicato a San Francesco d'Assisi, intrecciando storia, spiritualità e musica insieme al Ring Around Quartet.
Dal rock all'Irlanda: quando il festival sorprende
Tra gli appuntamenti più curiosi spicca quello del 31 luglio con il violoncellista Giovanni Sollima, artista da sempre allergico alle etichette.
Il suo programma attraverserà Beethoven, composizioni originali e persino incursioni nell'universo dei System Of A Down e dei Led Zeppelin.
Il viaggio musicale proseguirà il 18 agosto con sonorità irlandesi grazie alla violinista Aoife Ní Bhriain e al pianista Cormac McCarthy, confermando la volontà del festival di costruire un cartellone capace di dialogare con culture e tradizioni differenti.
Un festival che punta sulle contaminazioni
La nuova direzione artistica sembra aver scelto una strada precisa: conservare l'identità storica del Festival di Cervo senza rinunciare ad aprirsi a pubblici diversi.
Jazz, musica classica, teatro, letteratura, folk e sperimentazione convivono nello stesso calendario, offrendo una proposta che va ben oltre il tradizionale concerto estivo.
Una scelta che rende questa 63ª edizione una delle più variegate degli ultimi anni e che potrebbe attirare non solo gli appassionati storici, ma anche chi è alla ricerca di esperienze culturali capaci di uscire dagli schemi.





Commenti