Ambronay 2026, il Barocco non sta in panchina: il festival francese che fa viaggiare la musica antica

Latitudini barocche: quando l’abbazia diventa una macchina del tempo
Se pensate che la musica barocca sia roba da museo, ad Ambronay vi toccherà ricredervi.
E pure alla svelta.
Dall’11 al 27 settembre 2026, la piccola località francese dell’Ain torna ad accendere i riflettori sulla musica antica con la 47ª edizione del Festival d’Ambronay, quest’anno sotto il titolo Latitudini barocche. Un nome che sembra uscito da una carta geografica, ma che in realtà racconta bene l’idea del festival: prendere il repertorio barocco, allargarne i confini e farlo dialogare con epoche, culture e linguaggi differenti.
Il cuore della manifestazione resta la magnifica abbazia di Ambronay, luogo nel quale la musica non sembra semplicemente essere eseguita: pare quasi che abbia ancora qualcosa da dire alle pietre.
E, diciamola tutta, per chi arriva dalla provincia di Varese, dove basta una giornata limpida per avere voglia di attraversare mezza Europa, l’idea di infilarsi in macchina e puntare verso l’Ain non è poi così balzana.

Carlo V torna in scena. Ma senza fare il morto davvero
L’apertura del festival sarà affidata alla Compagnie La Tempête, diretta da Simon-Pierre Bestion, con un progetto dedicato alla figura di Carlo V.
Il punto di partenza è parecchio curioso: la leggenda secondo cui sarebbe stata immaginata una sorta di cerimonia funebre dell’imperatore quando era ancora vivo, dopo la sua abdicazione.
Da qui nasce una costruzione teatrale e musicale che attraversa la Spagna e le sue diverse tradizioni, soprattutto quelle rinascimentali. Non il solito concerto in cui ci si mette comodi, si ascolta e si torna a casa: qui la storia diventa materia scenica e la musica contribuisce a costruire un vero racconto.
Insomma, altro che playlist mentre si sparecchia.
William Christie e Les Arts Florissants: roba seria, ma con il sorriso
Tra gli appuntamenti del primo fine settimana spicca la presenza di Les Arts Florissants
e de Le Jardin des Voix, protagonisti di un programma dedicato a quella forma che
Marc-Antoine Charpentier definì “idillio in musica”.
A seguire arriverà La Descente d’Orphée aux Enfers, pastorale che porta inevitabilmente nel territorio del mito, della voce e del teatro musicale.
È uno dei momenti nei quali Ambronay mostra una delle sue carte migliori: mettere insieme interpreti di primo piano e repertori capaci di raccontare il Barocco non come un monumento immobile, ma come una musica sorprendentemente teatrale, fisica e piena di contrasti.
E poi arriva l’Italia. E qui il gioco si fa bello grosso
Se c’è una cosa che il programma 2026 mette bene in evidenza è il peso della musica italiana.
Nel secondo fine settimana il repertorio italiano prende parecchio spazio, con cinque formazioni impegnate in percorsi diversi.
La Palatine, guidata da Marie Théoleyre e Guillaume Haldenwang, si misura con Monteverdi e Luigi Rossi. Ensemble Irini, sotto la direzione di Lila Hajosi, accosta
Giovanni Gabrieli alla tradizione bizantina di Konstantinos d’Aghialos.
Poi arriva Le Poème Harmonique, diretto da Vincent Dumestre, con musiche di Serafino Razzi, Pietro Antonio Locatelli, Francisco Soto e Antonio Vivaldi.
E qui, per gli appassionati, c’è parecchia ciccia.
Spazio anche alle giovani interpreti e alla riscoperta delle compositrici: L’Aura Pizzicata, nella sezione Jeunes Talents, propone pagine di Barbara Strozzi, Antonia Bembo, Claudia Sessa e Marieta Morosina Priuli.
A completare il quadro saranno Cappella Mediterranea e il Choeur de chambre de Namur, diretti da Leonardo García-Alarcón, con musiche di Gregorio Allegri, Alessandro Scarlatti e Giovanni Giorgi.
Una bella scorpacciata italiana, insomma. Ma senza il rischio di uscire dalla sala con il colesterolo musicale alle stelle.
Monteverdi, Vivaldi e un finale che guarda a Montserrat
Il terzo fine settimana continua a battere forte sul repertorio italiano.
L’Ensemble InAlto, diretto da Lambert Colson, affronterà il Vespro della Beata Vergine
di Claudio Monteverdi, mentre The Ministers of Pastime, guidati da Ignacio Ramal, proporranno le celebri Stagioni di Vivaldi insieme alla musica di Giovanni Antonio Guido.
Ma Ambronay non si chiude dentro un solo recinto geografico.
La formazione vocale e orchestrale Il Caravaggio, diretta da Camille Delaforge, porterà in programma musica sacra francese di Marc-Antoine Charpentier, François Couperin e Clérambault.
Poi, per il gran finale, arriva una firma che non ha bisogno di troppe presentazioni: Jordi Savall.
La Capella Reial de Catalunya e Hespèrion XXI, sotto la sua direzione, saranno protagonisti dell’appuntamento conclusivo con i canti e le danze del
Llibre Vermell de Montserrat.
E qui il cerchio si chiude idealmente: Mediterraneo, Europa, musica sacra e profana, repertori antichi che continuano a trovare interpreti capaci di riportarli nel presente.
Non solo concerti: ad Ambronay la musica esce dalla sala
Il bello del Festival d’Ambronay è che non sembra avere intenzione di limitarsi al cartellone dei concerti.
Il programma comprende anche appuntamenti della sezione Jeunes Talents, proposte dedicate alle musiche tradizionali, visite guidate, momenti di introduzione all’ascolto e iniziative pensate per bambini e famiglie.
C’è poi un elemento che merita attenzione: il rapporto con il territorio.
Ambronay ha costruito nel tempo una relazione particolare con la propria comunità, facendo dell’abbazia non soltanto una prestigiosa sede concertistica, ma un punto d’incontro nel quale il pubblico locale può ascoltare formazioni internazionali di grande rilievo.
E non è un dettaglio da poco.
Perché un festival musicale vive davvero quando non si limita ad attirare pubblico da fuori, ma riesce anche a lasciare qualcosa a chi abita lì tutto l’anno.
Il vero colpo di scena? I talenti di domani
Tra le cose più interessanti di questa edizione c’è proprio la presenza della sezione
Jeunes Talents.
È facile innamorarsi dei nomi già affermati, molto più importante è capire da dove arriveranno gli interpreti di domani.
Ambronay ha rappresentato per numerosi musicisti un luogo importante nei primi passi della carriera artistica. La possibilità di lavorare, suonare e confrontarsi con un pubblico internazionale all’interno di un contesto specializzato nella musica antica può diventare un passaggio tutt’altro che secondario.
E questa è forse una delle scommesse più intelligenti del festival: non limitarsi a celebrare il passato, ma investire negli artisti che dovranno raccontarlo al pubblico futuro.
La domanda che resta: il Barocco è davvero così lontano?
Probabilmente no.
Anzi, ascoltato nel posto giusto e con interpreti capaci di restituirne energia, teatralità e varietà, il repertorio barocco può risultare sorprendentemente contemporaneo.
Il Festival d’Ambronay 2026 sembra volerlo ricordare proprio attraverso
Latitudini barocche: non una semplice celebrazione di un’epoca musicale, ma un viaggio tra Paesi, tradizioni, generi, voci e strumenti.
Dall’11 al 27 settembre, quindi, l’Ain diventa per qualche settimana una piccola capitale europea della musica antica.
E se qualcuno vi dice che il Barocco è roba da secchioni con la parrucca, fategli un favore: mandatelo ad Ambronay.
Poi ne riparliamo.
Festival d’Ambronay – 47ª edizioneTitolo: Latitudini baroccheQuando:
11–27 settembre 2026Dove: Abbazia di Ambronay, Ain, Alvernia-Rodano-Alpi, Francia
Un festival che guarda indietro soltanto per prendere la rincorsa.
E, per una volta, sarebbe davvero un peccato fermarsi al classico “va là che bello”.





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