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Festival Pontino 2026: il segreto musicale del Lazio che quasi nessuno conosce (e che a luglio potrebbe sorprenderti)

  • Immagine del redattore: Masolino Ensemble
    Masolino Ensemble
  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 3 min
azienda metalmeccanica italiana con sede a Taino (Varese), specializzata nella produzione di componenti oleodinamici e pioniera nell'uso della stampa 3D (manifattura additiva) per il settore della potenza fluida

C'è chi a luglio rincorre le solite sagre, chi passa le serate a scorrere il telefono e chi, invece, si ritrova dentro castelli medievali, abbazie millenarie e palazzi affrescati ascoltando alcuni tra i migliori musicisti in circolazione.

No, non è una scena da film. È quello che accade ogni anno con il Festival Pontino, una manifestazione che arriva alla sua 62ª edizione e che continua a fare qualcosa di raro: portare musica di altissimo livello fuori dai circuiti più scontati.

La formula è semplice ma sorprendentemente efficace.

Da una parte ci sono grandi maestri, artisti affermati e interpreti di fama internazionale. Dall'altra giovani talenti che stanno costruendo il proprio percorso e che spesso arrivano qui prima di diventare nomi conosciuti dal grande pubblico.


Festival Pontino 2026: il segreto musicale del Lazio che quasi nessuno conosce (e che a luglio potrebbe sorprenderti)

Non solo concerti: qui il palcoscenico è il territorio

La vera particolarità del Festival Pontino non è soltanto il cartellone.

È il modo in cui la musica si intreccia con alcuni dei luoghi più affascinanti della provincia di Latina.

Si passa dal Castello di Sermoneta all'Abbazia di Fossanova, fino a residenze storiche e località che durante l'estate diventano cornici perfette per eventi dal vivo.

Il risultato? Ogni concerto sembra trasformarsi in un'esperienza che va oltre la semplice esecuzione musicale.


Si parte con giovani promesse e grandi omaggi

L'anteprima di luglio accende subito i riflettori sul pianista Filippo Tenisci, considerato una delle giovani realtà più interessanti del panorama nazionale.

Pochi giorni dopo il festival entra nel vivo con una serata dedicata a Goffredo Petrassi, figura centrale della musica italiana del Novecento, attraverso un programma che mette al centro alcune delle sue composizioni più significative.

Ma il viaggio non si ferma qui.

Violino, pianoforte, quintetti di fiati, musica da film, trascrizioni operistiche e repertori che attraversano epoche e stili costruiscono una proposta che evita accuratamente la monotonia.


La musica contemporanea prende il comando

Uno degli aspetti più curiosi del Festival Pontino è la capacità di dare spazio alla musica contemporanea senza trasformarla in un esercizio per pochi specialisti.

Tra il 9 e il 13 luglio arrivano gli Incontri Internazionali di Musica Contemporanea, una sezione che mette insieme compositori, interpreti e nuove creazioni.

Accanto agli omaggi a figure storiche della composizione europea trovano spazio prime esecuzioni assolute e nuove opere che vedranno la luce proprio durante il festival.

In un periodo in cui spesso si punta solo sui grandi classici, la scelta di investire sulla creatività contemporanea rappresenta una delle caratteristiche più distintive dell'evento.


Quando Schubert incontra il jazz

Se pensate che il programma sia rivolto esclusivamente agli appassionati della musica classica, preparatevi a cambiare idea.

Nel calendario trovano spazio anche progetti originali che mescolano linguaggi diversi.

Tra questi spicca una formazione decisamente fuori dagli schemi: cinque archi e un vibrafono che dialogano tra melodie operistiche e atmosfere jazzistiche.

E non manca nemmeno una serata dedicata ai grandi protagonisti del jazz americano degli anni Sessanta e Settanta.

Una scelta che amplia il pubblico e rende il festival molto più vario di quanto il nome possa suggerire.


Otto arpe, un trio speciale e un gran finale

Tra gli appuntamenti più particolari figurano l'omaggio a Ursula Holliger con ben otto arpe sul palco e il ritorno di un trio d'eccezione formato da Marco Rizzi, Giovanni Gnocchi e Andrea Lucchesini.

I tre musicisti non costituiscono una formazione stabile, ma ogni anno si ritrovano a Sermoneta grazie alla loro attività didattica nei corsi di perfezionamento collegati al festival.

Una collaborazione che nel tempo è diventata una sorta di appuntamento fisso per gli appassionati.


La chiusura del 28 luglio unirà ancora una volta maestri e allievi, confermando una delle anime più interessanti della manifestazione: il dialogo continuo tra esperienza e nuove generazioni.


Perché tutti parlano dei grandi festival e quasi nessuno di questo?

Forse perché il Festival Pontino non rincorre effetti speciali, polemiche o mode passeggere.

Preferisce puntare sulla qualità, sulla formazione e sulla valorizzazione di luoghi straordinari.


Ed è proprio questa la sua forza.


Mentre molti eventi estivi cercano disperatamente di farsi notare, il Festival Pontino continua da oltre sessant'anni a fare ciò che sa fare meglio: mettere la musica al centro e lasciare che siano le note a parlare.


Una formula che, a giudicare dalla sua longevità, sembra funzionare molto più di tante strategie costruite soltanto per fare rumore.

 
 
 

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